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Discorso Cardinal Martini
Estratto della messa tenuta a Gerusalemme nella chiesa di di S. Pietro in Gallicantu dal Cardinal Martini

Son dunque tutte caratteristiche importanti che danno rilievo a questo momento, ma c’è una sesta caratteristica che forse è un po’ disturbante, che si vorrebbe forse in po’ dimenticare o almeno sfumare. Cioè, il fatto che siamo nella Chiesa di san Pietro in Gallicantu. Questa Chiesa è stata scelta motivi penso anche esteriori, perché bella, perché raccolta, perché silenziosa, ma noi non possiamo stare qui senza ricordare ciò che qui è avvenuto, uno dei momenti più neri della storia della Chiesa. Qui. Il rinnegamento di Gesù non da parte di un nemico, di un deluso, di un avversario, di un concorrente, ma da parte di un uomo cui Gesù aveva dato tutto, in cui aveva riposto piena fiducia, a cui aveva promesso pieni poteri e che si era compromesso lui stesso di essere fedele fino alla morte. Ecco, questo è il luogo dove abbiamo sperimentato in Pietro il limite estremo della nostra debolezza e fragilità, dove abbiamo sperimentato la nostra infedeltà e incoerenza là dove si aspettava fedeltà e perseveranza. Il luogo dove abbiamo sperimentato la nostra ingratitudine, là dove si aspettava riconoscenza. Il luogo dove abbiamo sperimentato la nostra inaffidabilità e la nostra paura, là dove si aspettava amicizia coraggioso in risposta a quella di Gesù.

E per questo qualcuno, forse, vorrebbe che noi sorvolassimo su questa circostanza della scelta di questa Chiesa, dato che questa circostanza può anche un po’ disturbare e sembrare di cattivo gusto o addirittura di cattivo augurio. Eppure,se noi ci pensiamo, proprio questo luogo del rinnegamento di Pietro è il luogo centrale della vocazione di Pietro e, quindi, della Chiesa e, quindi, di ciascuno di noi. È in questo luogo che Pietro, avendo sperimentato tutta la sua fragilità, paura, debolezza, tiepidità si vede perdonato dallo sguardo di Gesù. Ed entra, quindi, nel disegno misterioso di Dio che è di perdonare, di salvare, di riconciliare, di riabilitare quei peccatori fragili, timorosi, paurosi che siamo noi, incominciando da Pietro.

E, quindi, da qui, da questo momento nasce quell’esperienza dell’intimità con Gesù che sarà poi alla base della triplice risposta di Pietro presso il lago di Tiberiade piena di umiltà e piena di affetto: Signore, tu lo sai che io ti amo. E sarà l’origine da qui di tutto l’itinerario di Pietro fino alla morte: ti condurranno dove tu non vorrai. Ed è quindi qui che noi possiamo capire, che voi potete capire il vostro presbiterato, il vostro sacerdozio come partecipazione a questa visione misericordiosa e perdonante di DIo e della Chiesa con la capacità di dare coraggio e speranza soprattutto ai giovani.

Uno di voi che anche entra a far parte dell’ordine presbiterale, cioè di coloro che Dio chiama a collaborare con Gesù per proclamare appunto, come dice Paolo nel discorso a Mileto, l’evangelo della sua grazia, cioè la buona notizia che Dio ci perdona e ci ama e ci riabilita. E quanti di noi hanno bisogno di avere questa testimonianza della grazia di Dio perché portano l’inferno nel cuore anche senza farlo vedere, senza farlo apparire, magari passando le notti nei divertimenti, ma sono scontenti di sé e di tutto. E invece occorre far balenare loro che c’è una via d’uscita, che c’è un’apertura, che c’è una novità. E questo sarà il ministero particolare dei presbiteri.


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